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Vicinanza pazienti medicina nucleare

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(@eli38)
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Buongiorno, volevo chiedere una curiosità in merito alla possibilità di trovarsi vicino a pazienti che hanno effettuato esami con contrasti radioattivi o ancora peggio terapie radiometaboliche, avendo due figli di meno di un anno e 3 anni. Nell'ipotesi in cui ad esempio qualcuno che vive nello stesso condomino e con le camere confinanti dorma al piano superiore inferiore o a lato dopo aver effettuato tali terapie costituisce un pericolo anche per chi come noi dorme negli appartamenti vicini o la distanza seppur minima e le pareti sono sufficienti per garantire una distanza di sicurezza? Ovviamente nessuno informerebbe anche i vicini di questa evenienza e la cosa mi fa pensare oltre che c'è anche la possibilità di toccare ascensori porte comuni o che le stesse cose siano accadute quando ero in gravidanza. Vi ringrazio 


 
Pubblicato : 15 Maggio 2026 18:26
Bianchi Lorenzo
(@lorenzo)
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Membro Moderator Socio
 
Buongiorno, il quesito che lei correttamente pone può essere inquadrato nella vigente legislazione di radioprotezione (D. Lgs 101/2020) all'interno dell'Allegato XXV.
Il legislatore prende in considerazione il caso della esposizione degli individui della popolazione. Nel suo caso tali individui sono costituiti da lei e i membri della sua famiglia che vivono in prossimità ("nello stesso condomino e con le camere confinanti al piano superiore inferiore o a lato") di pazienti portatori di radioattività a seguito di esami diagnostici o terapie medico nucleari.
 
Ai fini della tutela di tali gruppi specifici della popolazione la norma fissa per loro un vincolo di dose efficace pari a 0.3 mSv/trattamento.
Per garantire il rispetto di tale vincolo vengono obbligatoriamente fornite al paziente - a cura del medico specialista, sentiti lo specialista in fisica medica e l’esperto di radioprotezione, e rese note ai suoi familiari - informazioni sui rischi dell’esposizione a radiazioni ionizzanti, istruzioni e norme di comportamento atte a evitare che vengano superati i vincoli di dose fissati per gli individui della popolazione adulta, delle donne in stato di gravidanza, dei nascituri e dei soggetti in età pediatrica.
 
Per quanto concerne la seconda parte del suo quesito questo può essere inquadrato nel contesto della contaminazione radioattiva che, in termini generali, si potrebbe verificare nel caso in cui fluidi biologici (saliva, sangue, urina, sudore, etc.) di un soggetto sottoposto a esame o terapia medico nucleare vengano a contatto con persone (contaminazione di persone) o con altro (contaminazione di cose). In generale, a partire dalla nostra esperienza quotidiana con i pazienti che sono sottoposti a indagini e trattamenti medico nucleari, le possiamo dire che la probabilità di contaminare parti comuni ("ascensori, porte comuni ") risulta molto limitata e, nel caso remoto ciò avvenisse, la quantità di radioattività trasferita sarebbe estremamente limitata e senza conseguenze rilevabili anche per una donna in stato di gravidanza.
 
Nel caso di ulteriori quesiti non esiti a rivolgersi al forum #ilfisicomedicorisponde, saremo ben lieti di risponderle. 
 
 
Dott. Vittorio Cannatà

 
Pubblicato : 25 Maggio 2026 11:25
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