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Scintigrafia miocardica

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(@franc08)
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Salve a tutti, 2 anni fa a soli 30 anni a causa di una TPSV poi risolta con ablazione il cardiologo mi prescrisse una scintigrafia miocardica anche per valutare eventuali esiti di una circoscritta cicatrice risultante in RMN di potenziale passata infezione. Ritengo che tale esame a 30 anni sia stato superfluo prescriverlo ma in quel periodo causa timori lo feci senza pensare troppo a eventuali esposizioni a radiazioni. Alla fine fu ovviamente negativo così come negativa era la semplice prova da sforzo. 

Informandomi meglio avendo ricevuto 740MBq di 99mTc-MIBI per 2 somministrazioni distanti 15 giorni l’una dall’altra per un totale di 1480MBq sono stato esposto indagando su internet in totale a circa 12mSV di radiazioni ionizzanti con picco di 140Kev nonostante la breve emivita del Sestamibi. Dovrebbero essere circa 4 anni di esposizione al fondo naturale in Italia concentrati in 15 giorni.

Vorrei sapere se questo calcolo è corretto e purtroppo impatta pesantemente sul calcolo totale di Msv di esposizione da considerare nell’arco della vita preoccupandomi anche su eventuali conseguenze future. 

Grazie. 


 
Pubblicato : 12 Ottobre 2026 18:55
Bianchi Lorenzo
(@lorenzo)
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Membro Moderator Socio
 
Buona sera,
comprendiamo la sua preoccupazione e qui di seguito riportiamo alcune considerazioni sul significato dell'esposizione alle radiazioni ionizzanti derivante dall'esame di scintigrafia miocardica al quale si è sottoposto nella speranza possano esserle di aiuto nel rispondere al suo quesito.
La stima della dose da lei riportata è sostanzialmente corretta. Per una scintigrafia miocardica eseguita con 99mTc-sestamibi (MIBI), la somministrazione complessiva di 1480 MBq comporta una dose efficace indicativamente dell'ordine di 10–13 mSv, a seconda del protocollo utilizzato e delle caratteristiche del paziente. Il valore di circa 12 mSv da lei riportato è quindi plausibile.
È anche ragionevole il confronto con l'esposizione alla radioattività naturale, che in Italia è mediamente dell'ordine di 3 mSv all'anno. La dose efficace associata all'esame è pertanto confrontabile, in termini numerici, con quella ricevuta mediamente in circa quattro anni per effetto delle sorgenti naturali di radiazioni a cui tutti noi siamo esposti 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno.
Tuttavia, per una maggiore completezza informativa, riteniamo opportuno fornirle alcuni ulteriori elementi.
La dose efficace, espressa in millisievert (mSv), è una grandezza utilizzata in radioprotezione per confrontare esposizioni differenti e valutarne il potenziale impatto radiologico su popolazioni di riferimento. Non consente, invece, di prevedere direttamente la probabilità che una determinata persona sviluppi una patologia in conseguenza di uno specifico esame.
Per quanto riguarda i possibili effetti a lungo termine, in particolare l'insorgenza di tumori, i modelli di radioprotezione considerano prudenzialmente la possibilità di un piccolo incremento del rischio, anche per esposizioni derivanti da esami di diagnostica medico-nucleare, come nel suo caso. Per un singolo individuo, tale eventuale incremento è molto basso e non può essere distinto dal rischio spontaneo di sviluppare una patologia oncologica nel corso della vita.
Non è quindi corretto considerare i 12 mSv ricevuti come una quota di un ipotetico quantitativo massimo di radiazioni che una persona può ricevere durante la propria esistenza.
Un ulteriore elemento attiene alla vigente legislazione di radioprotezione (D. Lgs 101/2020) secondo la quale tutte le esposizioni mediche devono ottemperare ai principi di giustificazione e ottimizzazione: ogni esame che comporta l'impiego di radiazioni ionizzanti deve essere clinicamente giustificato e la dose somministrata deve essere ottimizzata rispetto all'obiettivo diagnostico.
In generale, un esame diagnostico che comporta l’esposizione a radiazioni ionizzanti è giustificato quando i benefici attesi dalle informazioni che può fornire, utili per individuare o escludere una patologia e orientare le successive decisioni cliniche, sono nettamente superiori ai potenziali rischi radiologici, generalmente molto bassi, associati all’esame stesso.
La valutazione della giustificazione deve essere effettuata prima dell’esecuzione dell’esame, sulla base del quadro clinico e delle informazioni disponibili in quel momento. Non può pertanto essere espressa a posteriori sulla sola base del risultato ottenuto.
Anche nel suo caso, in applicazione del principio di giustificazione, il medico nucleare responsabile dell’esame ha quindi valutato preventivamente che i benefici diagnostici attesi fossero superiori ai potenziali rischi associati all’esposizione alle radiazioni ionizzanti.
Comprendiamo i suoi dubbi circa l'effettiva necessità dell'indagine, soprattutto considerando la sua giovane età e il risultato negativo. Al contempo riteniamo importante sottolineare che un esame con esito negativo non è necessariamente un esame inutile: il suo valore diagnostico può consistere proprio nell'escludere una condizione patologica sospettata.
Ci auguriamo che questi chiarimenti possano aiutarla a interpretare più serenamente le informazioni relative all'esposizione ricevuta.
Nel caso di ulteriori dubbi o necessità non esiti a contattarci.
 
Dott. Vittorio Cannatà

 
Pubblicato : 19 Ottobre 2026 16:58
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