Buon pomeriggio,
sono alla 34 settimana di gravidanza. Questa mattina, per circa 5 minuti, sono rimasta accanto a due persone che avevano eseguito da poco una PET. Non sono stata avvisata di questo, e solo dopo qualche minuto mi hanno fatta allontanare.
Questo contatto, seppur breve, potrebbe rappresentare un rischio per il mio bambino?
Ringrazio per un'eventuale risposta.
Gentile signora,
innanzitutto la ringraziamo per essersi rivolta all’Associazione Italiana di Fisica Medica per esprimere le sue preoccupazioni ma possiamo innanzi tutto tranquillizzarla.
Pur non avendo a disposizione i dati tecnici relativi all’indagine diagnostica a cui lei si riferisce, in particolare da quanto tempo era stata effettuata la somministrazione del radiofarmaco (i radiofarmaci utilizzati per indagini PET decadono molto rapidamente) , possiamo cautelativamente ritenere che la sua esposizione, e quindi quella del suo bambino, siano equivalenti a qualche giorno di esposizione al fondo naturale delle radiazioni ionizzanti a cui siamo tutti sottoposti in modo variabile da zona a zona.
Questo contatto non può quindi ritenersi rischioso nell’ambito generico di una gravidanza con rischio additivo assolutamente ricompreso nelle variazioni dell’incidenza naturale di anomalie.
Inoltre il periodo che lei indica vede ormai il bambino uscito dal periodo di organogenesi durante il quale sarebbe stato più sensibile e quindi l’unico effetto che andrebbe considerato è quello dell’eventuale aumento di incidenza di patologie neoplastiche future, che per l’esposizione descritta anche considerata con un approccio cautelativo, risulta assolutamente trascurabile.
Nel caso in cui questa risposta non dovesse tranquillizzarla, per dubbi e perplessità La invitiamo a non fare ulteriori ricerche su web o, almeno a consultare pagine pubblicate da Associazioni di comprovata scientificità quali AIFM (www.aifm.it) o a contattare uno Specialista in Fisica Medica presso la Sua città. Anche in questo caso AIFM sarà lieta di indirizzarla verso Specialisti in Fisica Medica in grado di confrontarsi direttamente con Lei.
Buongiorno, sono una psicologa ospedaliera e sto effettuando un percorso di pma. Fra il transfer e l'effettuazione del test di gravidanza trascorreranno 12 giorni, durante i quali non saprò se sono incinta o meno.
In questa fase, potrebbe capitarmi di recarmi in reparti in cui ci sono pazienti che hanno effettuato pet e non ho modo di saperlo prima. I colloqui avvengono spesso nella stanza del paziente e durano circa un'ora. Corro rischi in questa fase? Quali accorgimenti devo adottare? Grazie mille in anticipo!
Gentilissima,
buongiorno, grazie per essersi rivolta al nostro forum per ricevere chiarimenti in merito ai suoi dubbi.
Lo scenario che ci descrive non comporta rischi importanti, ma può meritare sicuramente attenzione e accorgimenti a scopo precauzionale, anche considerando la delicatezza della fase che sta vivendo.
Innanzitutto specifichiamo che tali attenzioni sono necessarie solo nel caso in cui dovesse incontrare un paziente nella stessa giornata in cui questi ha eseguito l’esame PET. A partire dal giorno successivo all’esame, infatti, la quantità di radioattività residua nel corpo del paziente è trascurabile e non deve destare preoccupazione.
Veniamo quindi al caso in cui dovesse capitare un colloquio nella giornata in cui il paziente ha eseguito l’esame PET.
E’ importante ricordare che la radioattività presente nel corpo del paziente a seguito dell’iniezione si riduce progressivamente, sia per decadimento radioattivo (i radioisotopi utilizzati per esami PET dimezzano la loro attività in meno di 2 ore) sia per eliminazione biologica attraverso le urine. Quando il paziente lascia il reparto di Medicina Nucleare, la radioattività presente nel suo corpo è già quindi meno della metà di quella inizialmente somministrata, e continuerà a diminuire progressivamente, con conseguente riduzione progressiva anche dell’intensità delle radiazioni che fuoriescono dal suo corpo e che possono raggiungere le persone circostanti.
Un altro fattore importante è quello della distanza: l’intensità delle radiazioni intorno al corpo del paziente diminuisce rapidamente allontanandosi da esso. Ad esempio, raddoppiando la distanza l’intensità delle radiazioni si riduce ad un quarto, triplicandola si riduce ad un nono, e così via.
Pertanto, benché tipicamente si dia indicazione a questi pazienti di evitare, una volta dimessi dal reparto di Medicina Nucleare, contatti ravvicinati con bambini piccoli e donne in stato di gravidanza per l’intera giornata dell’esame, ci sentiamo di rassicurarla nell’eventualità in cui abbia necessità inderogabile di effettuare un colloquio in tale giornata senza poter escludere di essere incinta. Anche ipotizzando lo scenario “peggiore”, un colloquio di 1 ora a distanza di 1 metro dal paziente non appena questi rientra in stanza, la dose da radiazione che lei assorbirebbe sarebbe almeno cinquanta volte più bassa del valore di 1 mSv, una dose che anche durante la gravidanza viene associata ad un rischio trascurabile. In aggiunta, con piccoli accorgimenti, per esempio posizionandosi ad almeno 2 metri e/o fissando il colloquio qualche ora dopo il ritorno in stanza del paziente, secondo quanto riportato la dose si ridurrebbe ulteriormente.
Resta comunque una ragionevole precauzione, laddove possibile, organizzare il colloquio nella giornata successiva all’esame.
Ci auguriamo di aver risposto in modo esaustivo alle sue domande, e che quanto detto le consenta di proseguire il suo percorso e la sua attività lavorativa in serenità; restiamo comunque a disposizione se dovesse necessitare di ulteriori chiarimenti.
Un cordiale saluto
Dr.ssa Francesca Botta

