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    Quanto si guadagna in Italia? Quanto guadagnano all’estero?

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    Di recente la International Society for Optics and Photonics (SPIE) ha pubblicato il consueto rapporto annuale sulla condizione salariale dei lavoratori in ambito tecnologico e scientifico nel mondo. Oltre 5mila lavoratori provenienti da cento nazioni hanno partecipato all’indagine e l’Italia, con 143 questionari compilati, ha offerto l’ottavo contributo assoluto in termini numerici.

    Alcuni dati sono di particolare interesse per chi opera nel settore scientifico in Italia. Il salario mediano per un lavoratore a tempo pieno nel nostro Paese, nei diversi ambiti scientifici, è di 54’925 dollari americani, tra i più bassi considerando i paesi europei e i paesi avanzati in genere. Tra i membri UE, solo Spagna, Repubblica Ceca e Polonia hanno salari mediani più bassi dei nostri. La Francia ci precede con 57mila dollari annui, la Svezia e il Belgio sono tra i 66 e i 67mila, la Germania addirittura è a quota 79mila dollari. Spiccano l’Olanda, che garantisce circa 83mila dollari di salario mediano, e la Svizzera che è al secondo posto assoluto con 120 mila dollari annui, a poco più di mille dollari di distanza dagli Stati Uniti primi in classifica.

    La situazione non va meglio considerando solo i dipendenti del settore accademico. Le posizioni tra i vari paesi sono più o meno invariate, ma la mediana dei salari italiani scende a circa 44mila dollari. La Spagna ci supera con 52mila. Poi si sale fino alla Svizzera che, con 113mila dollari, vince questa speciale classifica precedendo persino gli Stati Uniti che offrono una mediana di 93’650 dollari a chi lavora in ambito accademico.

    Una caratteristica tutta italiana è l’elevata disparità tra chi è all’inizio della carriera e chi, invece, occupa posizioni più avanzate. Un postdoc, nel nostro Paese, può sperare di guadagnare poco più di 25mila dollari l’anno. Solo in Russia si rischia di stare peggio con 23mila dollari, mentre i giovani ricercatori francesi possono ambire ad un salario di 30’594 dollari. I cinesi precedono con un salario mediano di 32’639 dollari, poi si sale ai 46mila dollari del Regno Unito e ai 55mila offerti ad un giovane postdoc negli Stati Uniti. In cima troviamo la Germania che offre un salario mediano di oltre 58mila dollari annui per chi ha appena terminato gli studi di dottorato.

    Chi se la passa meglio in Italia, invece, sono i direttori con un salario di circa 89mila dollari, superiore ai colleghi russi, francesci e cinesi e non molto distante, se paragonato con la relativa differenza per i postdoc, dai tedeschi che possono sperare di guadagnare circa 133mila dollari. Al primo posto in questa categoria troviamo i direttori statunitensi con un salario mediano di 175 mila dollari. Appare chiaro, dunque, come sia molto difficile per un giovane dottorato italiano accettare di rimanere nel nostro Paese con stipendi di gran lunga inferiori rispetto a quanto offerto nel resto del mondo. E nemmeno le prospettive di futuri guadagni possono aiutare considerata la estrema lentezza nella progressione delle carriere in Italia.

    L’indagine riporta molti altri dati, tra cui quelli delle disparità salariali tra uomini e donne e i salari mediani per livello, ruolo e settore lavorativo. L’ultima indagine disponibile pubblicamente sul sito SPIE è quella del 2017 (https://spie.org/career-center/salary-report). Per chi volesse una copia di quella aggiornata al 2020 vi prego di contattarmi all’indirizzo francesco.ria@duke.edu.

    Commenti

    1 COMMENTO

    1. Grazie Francesco, quanto racconti fa riflettere. Solo un chiarimento tecnico, i compensi sono espressi in dollari americani o PPP? Probabilmente la prospettiva cambia, anche se non di molto, se consideriamo i diversi poteri di acquisto nelle varie nazioni.